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Cresce il numero dei braccianti in sciopero a Nardò, ieri erano 300. La Cgil: per 10 ore a lavorare sotto il sole percepiscono 20 euro.

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Una protesta composta, partita da un gruppo di circa 50 immigrati, che ieri al quarto giorno di sciopero ne ha visti coinvolti oltre 300. Ignorati quasi dai media, le cui attenzioni sono state attirate dalla tragedia di Lampedusa e dalle proteste nei CARA di Bari, Mineo e Crotone, continua così – in modo “molto composto” riferiscono le forze dell’ordine – lo sciopero dei braccianti nella Masseria Boncuri, dove sono accampati, a Nardò.
L’iniziativa è finalizzata a denunciare i salari molto bassi, le tante difficoltà che gli immigrati incontrano per potere lavorare e anche per denunciare l’infiltrazione di caporali e certi atteggiamenti di datori di lavori che sfruttano gli immigrati. Gli scioperanti, con assemblee e dibattiti, stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica affinché vengano presi in considerazione i loro problemi. Gli immigrati ospiti della Masseria Boncuri hanno intrapreso ad oltranza questa sorta di “sciopero” della raccolta di pomodori e angurie subito dopo l’assemblea sindacale tenutasi sabato sera presso la masseria, con la Flai e la Cgil provinciale di Lecce. “Gli immigrati – hanno chiarito la Flai e la Cgil – chiedono il rispetto della paga sindacale, tra i 6 e i 10 euro a cassone di pomodori, mentre ora per riempire un cassone di 100 chili vengono pagati 3,5 euro. In più alla fine della giornata il ‘capo nero’ che li ha chiamati a lavorare esige 3 euro più 5 euro per il trasporto”. Una giornata di oltre 10 ore di lavoro sotto il sole, dunque, frutta agli immigrati lavoratori stagionali meno di 20 euro.


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